"Ma dove si è persa questa cera?"
Me lo ha chiesto una mia amica, qualche tempo fa, mentre le raccontavo come nasce uno dei miei pezzi, e da quella domanda, detta un po' per scherzo, è nato il titolo di questo articolo.
Perché la cera, in effetti, si perde davvero: è il cuore della tecnica, non un modo di dire, ma il più delle persone lo ignora. Me ne sono resa conto molto chiaramente durante l'evento di giugno presso la libreria La scatola lilla, quando ho potuto raccontare dal vivo, passaggio per passaggio, come si arriva da un blocchetto di cera grezza a un gioiello finito. Vedere i modelli in cera con i propri occhi, toccare con mano quanto lavoro c'è prima ancora che il metallo entri in scena, ha fatto capire una cosa che le parole da sole faticano a trasmettere:
la preziosità di un gioiello non sta solo nel materiale con cui è fatto, ma anche e soprattutto nel processo che lo porta a esistere.
La tecnica della cera persa (Lost wax) è una delle tecniche più antiche e raffinate per creare gioielli. Nata con le prime civiltà metallurgiche oltre 6000 anni fa. Il processo base è rimasto immutato nei secoli, segno che, quando un'idea è davvero buona, non ha bisogno di essere reinventata, solo affinata.
La tecnica della "cera persa" racchiude in queste due parole un processo che dura giorni, passa attraverso il fuoco, e a un certo punto richiede di distruggere qualcosa per farne nascere altro. Provo a raccontarvelo per intero, perché credo che conoscere il percorso cambi il modo in cui si guarda al risultato.
Nelle foto ti ho messo le fasi della creazione dell'anello Pantera, iconico gioiello della Maison Cartier, che ho riprodotto durante il corso di modellazione della cera alla Scuola Orafa Ambrosiana. È evidente che questa tecnica consente una grande libertà creativa e una precisione notevole nei dettagli.
Tutto comincia da un blocchetto di cera grezza, dura e compatta. Con lime sottili e piccoli strumenti da incisione, scolpisco il prototipo a mano, un millimetro alla volta. Se penso alla testa della pantera, per esempio, rendere l'espressione fiera e maestosa del suo muso, è stata la fase decisamente più impegnativa, pensa far sembrare vivo un animale di cera!
La cera è un materiale che perdona poco, e un taglio sbagliato può voler dire ricominciare da capo. Ci vogliono ore di concentrazione, spesso ripartite su più giorni, perché il modello deve essere perfetto: qualsiasi dettaglio presente nella cera si ritroverà identico, nel bene e nel male, nel metallo finale (non lo credevo possibile, ma è davvero così)
Quando il prototipo è pronto, lo porto in laboratorio, dove i tecnici lo fissano tramite un filamento di cera ad un piccolo cono insieme ad altri pezzi, creando quello che viene chiamato "albero di colata", proprio perché visivamente assomiglia proprio a un alberello con i suoi rami.
Questo alberello di cere viene poi inserito in un cilindro che verrà riempito con un gesso refrattario liquido, un materiale che resiste ad altissime temperature. Si aspetta che indurisca completamente.
Ed eccoci al cuore della tecnica, quello che le dà il nome. Il cilindro di gesso, con dentro ancora la cera, viene messo a testa in giù in un forno che raggiunge diverse centinaia di gradi. La cera, sotto quel calore, fonde e cola via, lasciando all'interno del gesso una cavità perfettamente vuota della stessa forma dell'alberello. La cera, letteralmente, si perde da qui il nome della tecnica. Quello che resta è uno stampo invisibile, un negativo scavato nel gesso, pronto ad accogliere il metallo.
A questo punto il metallo (argento, oro, o le leghe come il bronzo) viene fuso ad altissima temperatura e colato dentro quella cavità, spesso con l'aiuto della forza centrifuga o sotto vuoto per farlo arrivare in ogni minimo dettaglio dello stampo. È un momento di grande tensione, perché tutto si gioca in pochi secondi: temperatura, tempismo e precisione devono essere esatti, altrimenti il pezzo non "riesce" e bisogna ripartire dalla cera. Ti assicuro che gli intoppi sono imprevedibili, non ti dico quante volte ho dovuto ripartire da capo perché il metallo non aveva riempito perfettamente tutto lo spazio, e quelle ore di lavoro non te le paga nessuno!
Dopo il raffreddamento il cilindro viene immerso in acqua calda a 45° per sciogliere il gesso refrattario ed estrarre quindi l'albero che è ora diventato completamente di metallo.
Si eseguono dei lavaggi per pulire dal gesso tutta la struttura ed infine si separano ad uno ad uno i pezzi ottenuti. L'albero centrale, anch'esso diventato di metallo, è materiale che si può rifondere e riutilizzare.
Quello che esce dal gesso non è ancora un gioiello: è un getto grezzo, ancora attaccato ai canali di colata, con la superficie opaca e ruvida. Comincia allora l'ultima fase, lunga quanto le altre, ma molto meno divertente: si staccano i canali, si limano le imperfezioni, si leviga, e infine si lucida.
Quando tengo in mano uno dei miei gioielli penso sempre a quanti passaggi ha attraversato per arrivare fin lì: giorni di lavoro, un momento in cui letteralmente "si perde" qualcosa per far spazio a qualcos'altro, il rischio concreto che qualcosa vada storto in pochi secondi decisivi.
Non è un processo che si può accelerare, ed è proprio per questo che ogni pezzo, alla fine, è unico, anche quando nasce dallo stesso modello, nessuna colata è mai davvero identica all'altra.
La prossima volta che avrai uno dei miei gioielli tra le mani, spero che questo racconto ti faccia venire in mente tutto quello che c'è dietro: non solo l'oggetto finito, ma il fuoco, l'attesa, e quella piccola parte di cera che, per farlo esistere, ha dovuto sparire.
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